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A Milano la Due Giorni dei Giovani Unitalsi, occasione di festa e riflessione

Si è svolto durante il weekend appena trascorso il Quarto incontro regionale dei giovani unitalsiani lombardi dal titolo “Il nostro sì a ciò che ci dirà”.

Sui passi di Gesù, a partire dal miracolo delle nozze di Cana, 70 giovani dell’Unitalsi Lombarda si sono ritrovati a Milano per vivere il loro quarto incontro regionale. Giovani volontari e disabili dell’Associazione hanno passato insieme il weekend alternando momenti di riflessione a momenti di divertimento.

Dopo essere stati accolti all’Oratorio di Santa Maria di Caravaggio, punto base dell’evento, sono partiti alla volta di Zibido san Giacomo per recarsi presso il Green Dog Club. Lì hanno vissuto un’esperienza fuori dall’ordinario: accompagnati dagli istruttori, si sono improvvisati canoisti e hanno guidato il dragon boat (una canoa a 20 posti), dando ognuno il proprio contributo in misura alle possibilità di ciascuno. La serata si è svolta lungo i navigli, con una passeggiata in compagnia per conoscere meglio chi era alla prima esperienza e rafforzare i legami fra chi già si conosceva.

Nella mattinata di domenica, il culmine dell’incontro: la Santa Messa concelebrata dall’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, e dall’Assistente spirituale della Sezione Lombarda, mons. Roberto Busti. Per l’occasione, i giovani sono stati raggiunti dagli altri volontari coi quali operano durante l’anno; in particolare, il Presidente regionale, Vittore De Carli, e i Presidenti delle Sottosezioni. Non ha voluto far mancare la sua presenza nemmeno il Sindaco, Giuseppe Sala, intervenuto alla celebrazione insieme alla madre.

Il saluto di apertura è stato affidato a mons. Busti, che ha ricordato perché proprio quest’anno sia stata scelta Milano come meta: oltre a ricorrere il 160° anniversario delle apparizioni di Lourdes, nel settembre prossimo il Pellegrinaggio diocesano al Santuario sarà presieduto proprio da mons. Delpini, a 60 anni dal Pellegrinaggio guidato da mons. Montini che sarà canonizzato il mese successivo.

L’Arcivescovo, durante l’omelia, si è rivolto a tutti i volontari, chiedendo in particolare ai giovani di essere gli eredi della vita eterna, di testimoniare con la propria vita e per mezzo dell’Unitalsi l’incontro con Cristo, di fare dell’Associazione una comunità che si aiuta con Amore vero e rende viva la speranza, di essere quelli che dicono di sì al bene e di no al male.

Dopo la Santa Messa, il Presidente De Carli ha rivolto i suoi ringraziamenti a mons. Delpini, chiedendogli di portare sempre nel cuore l’Unitalsi, e a ricordo dell’evento gli ha donato una riproduzione della Madonna di Lourdes confezionata in seta comasca. L’Arcivescovo si è poi fermato per salutare coloro che hanno partecipato alla celebrazione e posare per le foto di rito.

A seguire, la grande festa finale, con il pranzo, i regali, i ringraziamenti e i saluti. I partecipanti sono tornati a casa con la consapevolezza di aver regalato con gioia il proprio tempo agli altri, accogliendo e mettendosi al servizio di chi più ne aveva bisogno, e, forti delle emozioni vissute, si sono impegnati a ritrovarsi in occasione dei prossimi appuntamenti che l’Unitalsi avrà da proporgli.

Questa è la vita eterna

  1. Le imprese sorprendenti degli eredi della vita eterna.

Come può succedere che mentre la terra è piena di piagnistei e di lamentazioni, di malumori e di rabbia, di risentimento e di scoraggiamento, ci sia gente che canta e danza e sorride e irradia come da una fonte sconosciuta ai più quell’acqua fresca del sollievo? Si tratta di quelli che hanno ricevuto la vita eterna, sono gli eredi della vita eterna, perciò camminando cantano e sorridono.

Come mai c’è gente che continua tenacemente, pazientemente, convintamente a fare il bene, anche quando non riceve neanche un grazie e talora non vede neppure un risultato? Come mai c’è gente che continua ogni giorno a prendersi cura di quelli che ha intorno, anche se sono antipatici, pesanti, ingrati? Come mai c’è gente che si alza al mattino e senza farsi tante domande, senza domandarsi che cosa ci guadagna si mette a servire, si mette a far funzionare il mondo, anche se il mondo sembra così rassegnato ad andare alla malora? Come mai c’è gente che dice sì al bene e no al male, anche dove si usa chiamare bene il male e male il bene; c’è gente che continua ad essere onesta, anche in ambienti in cui essere onesti equivale ad essere stupidi? Si tratta di quelli che hanno ricevuto la vita eterna, hanno una speranza più grande, sanno che c’è un giudizio superiore, attendono il regno che deve venire. Perciò continuano sulla via del bene: sono eredi della vita eterna.
Come è possibile che ci sia gente buona che viene trattata male eppure non diventa cattiva; come è possibile che ci sia gente inerme che viene che diventa oggetto di violenza eppure non ricorre alla violenza; come mai ci sono tribolati da angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo, spada, insomma degli sconfitti che si dichiarano vincitori? Sono gli eredi della vita eterna, non si aspettano una vittoria che sia rivincita contro qualcuno, ma piuttosto che sia salvezza per tutti.

  1. Dove siano e cosa facciano gli eredi della vita eterna.

Gli eredi della vita eterna non amano le favole e non sono creduloni che hanno una riserva di consolazione per non lasciarsi inghiottire dalla disperazione.
Gli eredi della vita eterna non sono di quelli che si costruiscono un mondo a parte, una specie di cittadella per tirarsi fuori dai fastidi e sentirsi privilegiati.
Gli eredi della vita eterna sono invece gente che ha fatto alleanza con Dio e ha la certezza che niente può spezzare questa alleanza, niente: né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun altra creatura mai!
Gli eredi della vita eterna abitano la terra, sono dappertutto, fanno tutti i mestieri e abitano tutte le situazioni, si impegnano in ogni cosa buona e accettano anche di non potersi impegnare in niente quando sono troppo vecchi o troppo malati, provano tutti i sentimenti, perché anche loro hanno paura di soffrire, anche loro, come tutti, vorrebbero vivere sempre felici e contenti e si angosciano quando la miseria o la guerra o l’epidemia o l’ingiustizia si abbatte sulla casa e sulla gente che amano; però continuano a vivere di gratitudine e di speranza: sono eredi della vita eterna.
Gli eredi della vita eterna non sono solitari che vanno ciascuno per conto suo: costruiscono comunità, si organizzano in forme associative per condividere la speranza e promuovono iniziative per testimoniare la loro fede e rendere accessibile ascoltare la promessa e accostarsi alla fonte della vita anche ad altri, anche a gente che è condizionata dall’età, dai limiti fisici, dai problemi assillanti.

  1. Che cosa sia la vita eterna.

Ci sono storie strane sulla vita eterna, ci sono fantasie arbitrarie che fanno immaginare la vita eterna come una noia infinita, come una nebbia indecifrabile, come una parola antipatica che fa pensare a una vita incerta e improbabile che viene dopo un evento certo e angoscioso come la morte.
Ma gli eredi della vita eterna hanno sanno di che cosa si parla, perché non si lasciano trascinare da invenzioni arbitrarie e da fantasie malate. Gli eredi della vita eterna semplicemente credono nella promessa di Gesù: tu, Padre, hai dato al tuo Figlio potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv 17,2-3).
Di questa vita vivono gli eredi della vita eterna: di quella conoscenza del Padre e del Figlio che è conoscenza d’amore, che è alleanza fedele, che è promessa affidabile; vivono di una conoscenza che illumina l’enigma della vita e che dona speranza oltre la morte perché riempie di significato la vita; gli eredi della vita eterna dimorano in quell’amore dal quale nulla potrà mai separarli, neppure la morte: perciò si chiama vita eterna, la vita di Dio.